PARLANO DI NOI 2006

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PARLANO DI NOI

 

 

papa benedetto XVI dal sito del consiglio provinciale 14 dicembre 2005

Cena al buio comunicato nr. 42 del 10/01/2006 ufficio stampa provincia autonoma di Trento

Cena al buio prima serata comunicato nr. 75 del 13/01/2006 ufficio stampa provincia autonoma di Trento

Toccare il territorio del Trentino comunicato nr. 3280 del 12/12/2006 ufficio stampa provincia autonoma di Trento

Toccare il territorio del Trentino comunicato nr. 3292 del 12/12/2006 ufficio stampa provincia autonoma di Trento

Torball, anche i ciechi giocano a calcio articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 26/11/2006

Chi non vede gira il Trentino con il tatto articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 14/12/2006

Trentino da toccare per i ciechi articolo pubblicato sul quotidiano l'Adige 15/12/2006

Anche i ciechi «vedranno» i gioielli del Mart  articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 11/05/2006

«Chi dice donna...» in braille  articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 12/03/2006

Non udenti e non vedenti al MART   articolo pubblicato sul quotidiano l'Adige 09/05/2006

Ecoshopping, l'estrazione «al buio»   articolo pubblicato sul quotidiano l'Adige 23/06/2006

Caffè «al buio» nel bar di palazzo Geremia   articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 10/06/2006

Un bar al buio dove provare ad essere ciechi   articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 20/06/2006

Borgo: a piedi nel verde ma con gli occhi chiusi   articolo pubblicato sul quotidiano l'Adige 26/06/2006

«Io, cieco, in giuria a Miss Italia»   articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 18/07/2006

Uno spettacolo che fa luce sul mondo dei non vedenti    articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 20/07/2006

E adesso per i non vedenti arriva un telefonino speciale   articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 19/07/2006

Storia di un bimbo che non ci vede   articolo pubblicato sul quotidiano l'Adige 21/07/2006

Miss Italia, Beltrami in giuria   articolo pubblicato sul quotidiano l'Adige 21/07/2006

La fiaba del bambino e del buio  articolo pubblicato sul quotidiano l'Adige 23/07/2006

Immaginate due grandi sale, una illuminata ed una buia...  articolo pubblicato sul quotidiano l'Adige 07/09/2006

Torball, lo sport che non ha gli occhi   articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 17/09/2006

Romanino per non vedenti    articolo pubblicato sul quotidiano Trentino 03/10/2006

 

 

 DAL SITO DEL CONSIGLIO PROVINCIALE 14 DICEMBRE 2005

 14-12-2005 (Presidente)

Bezzi con i ciechi trentini da Papa Benedetto XVI

(Nella foto, da sinistra: Ferdinando Ceccato, mons. Tommaso Stenico e Giacomo Bezzi a Roma per l'incontro con il Papa)

Un sole inatteso (le previsioni preannunciavano pioggia) ha accolto stamani a Roma una delegazione di 200 ciechi trentini, tra non vedenti ed accompagnatori, all’udienza da Papa Benedetto XVI, celebrata sul sagrato di piazza San Pietro.

A capo della delegazione, oltre al Presidente dell’Unione ciechi trentina, Ferdinando Ceccato ed al Presidente del Consiglio provinciale Giacomo Bezzi, mons. Tommaso Stenico, Prelato d’Onore di Sua Santità, originario di Borgo Valsugana.

Benedetto XVI, che ha dato il benvenuto al gruppo trentino a termine dell’omelia, ha avuto parole di speranza per gli oltre 18.000 provenienti da tutto il mondo che gremivano la Piazza che da tempo è divenuta teatro delle udienze papali del mercoledì, in considerazione dell’eccezionale, crescente afflusso di presenze da quando il cardinale bavarese Joseph Alois Ratzinger è diventato Papa il 19 aprile scorso.

“Il Signore non ci abbandona mai, anche nelle notti più buie della nostra vita”.

Queste le parole ricorrenti nell’omelia del Santo Padre, parole che devono aver avuto un significato particolare per il gruppo di non vedenti che hanno assistito alla celebrazione e che hanno espressamente chiesto di poter essere accolti dal Papa in occasione della festa di santa Lucia, patrona dei Ciechi, la cui ricorrenza veniva a cadere proprio nella giornata di ieri.

I ciechi trentini hanno potuto, grazie a mons. Stenico, consegnare al Papa un volume unico rilegato in pelle bianca, la trascrizione in braille dell’opera “La mia Vita”, biografia scritta dallo stesso Santo Padre.

Bezzi, che ha recentemente inserito tra le pubblicazioni del Consiglio provinciale (esperienza unica in Italia) un giornale interamente in braille, ha accompagnato il gruppo di non vedenti trentini a testimonianza della vicinanza delle Istituzioni alle problematiche dei ciechi.

Il Presidente, che per avere amici con problematiche di questo tipo si è sempre dimostrato molto sensibile a questa forma di handicap, ha concluso ringraziando il gruppo trentino per l’eccezionale esperienza.

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                   UFFICIO STAMPA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Comunicato nr. 42 del 10/01/2006

Oggi la presentazione con l’assessore alla cultura Margherita Cogo
RITORNANO LE “CENE AL BUIO” DELL’UNIONE CIECHI E DEI LIONS A SOSTEGNO DEL “LIBRO PARLATO”
Gli appuntamenti a Cinte Tesino nei fine settimana. Iscrizioni e informazioni: 0461 915990

di Carlo Martinelli
“Una iniziativa doppiamente importante: sul fronte della solidarietà e della sensibilizzazione culturale. Chi ha avuto modo di sperimentare, al Mart, quel percorso nel buio che ha richiamato migliaia di visitatori, porterà per sempre con sé il ricordo di un momento importante. Il fatto poi che la cena al buio proposta dall’Unione ciechi e dai Lions diventi anche operazione di beneficenza a sostegno del Libro Parlato per ciechi ed ipovedenti e per la prevenzione della cecità in Africa, rende ancora più significativo questa iniziativa”. Con queste parole Margherita Cogo, assessore alla cultura della Provincia autonoma di Trento, ha aperto oggi, nella sala stampa del Palazzo di piazza Dante, l’incontro con i mezzi di informazione per la presentazione della nuova serie di “cene al buio” in programma da giovedì prossimo presso la struttura ex Asilo, fermata autocorriere, a Cinte Tesino.

Al suo fianco c’erano il presidente della sezione provinciale dell’Unione ciechi, Ferdinando Ceccato; il coordinatore dell’iniziativa per i Lions del Trentino, Maurizio Ratti (e con lui due dei presidenti delle undici sezioni Lions del Trentino: Luciana De Pretis e Franco Lunelli) e il presidente della Cofas, Compagnia filodrammatiche associate del Trentino, Gino Tarter.
Il “Libro Parlato per i Ciechi del Trentino” è un esempio di sussidiarietà tra pubblico e privato e cooperazione interassociativa, come ha ricordato Maurizio Ratti: vede impegnati il Lions Club Trento Host e gli 11 Lions Clubs del Trentino, d’intesa col Libro Parlato Lions, l’Unione Italiana Ciechi del Trentino, la Cofas - Compagnie Filodrammatiche Associate del Trentino, la Provincia autonoma di Trento, il Comune di Trento, il Consorzio dei Comuni Trentini, e sponsor privati. Uniti ed impegnati per il progresso culturale e la maggiore integrazione nella società trentina dei ciechi, dislessici e ipovedenti, compresi gli anziani con problemi di lettura.
Se infatti, come ha ricordato Ferdinando Ceccato, i ciechi in Trentino sono 720 (550 dei quali iscritti all’Unione ciechi) il numero può arrivare a 15 mila destinatari se, appunto, consideriamo gli ipovedenti (in continuo aumento).
L’obiettivo del progetto: registrare nuovi Libri – non più su musicassette ma su nuovi supporti quali i Cd – anche grazie alla voce dei filodrammatici trentini (questo il senso della presenza della Cofas, sottolineata dal presidente Tarter) e alle attrezzature degli sponsor.
L’obiettivo? Aprire una Sezione Libro Parlato per i Ciechi nelle 87 biblioteche pubbliche del Trentino, partendo dalla Biblioteca del Comune di Trento, dalle quali, assistiti da bibliotecari addestrati, i ciechi, i dislessici e gli ipovedenti possano accedere al Centro Nazionale Libro Parlato dell’Unione Italiana Ciechi ed al Libro Parlato Lions per iscriversi, consultare cataloghi, ordinare libri, scaricarli da Internet se possibile; promuovere la collaborazione e la progressiva integrazione tra il Centro Nazionale del Libro Parlato dell’Unione Italiana Ciechi di Trento ed il Servizio del Libro Parlato Lions.
Ma si vuole anche informare efficacemente la popolazione e promuovere tra autorità civili, quotidiani, tivù e radio locali, e soci Lions, una migliore e più diretta conoscenza del modo di vivere e dei problemi dei trentini ciechi, dislessici e ipovedenti, e dei servizi offerti in Trentino dall’Unione Italiana Ciechi di Trento e dal Libro Parlato Lions.
E’ questo lo scopo delle Cene al Buio, programmate a Cinte Tesino da gennaio a marzo. Prenotazioni al numero 0461 915990 in orario d’ufficio: l’obiettivo dell’Unione Ciechi e dei Lions è di “riempire” le sale del ristorante al buio nei fine settimana: giovedì, venerdì e sabato sera e domenica a mezzogiorno.
Cos’è una cena al buio? La descrive efficacemente proprio Maurizio Ratti. “Immaginate una sala illuminata e una sala da pranzo buia, separate da una "stanza di compensazione" buia le cui due porte (una verso ciascuna delle due sale), mai contemporaneamente aperte, permettono di passare da luce a buio e viceversa senza mai illuminare la sala buia. In sala da pranzo (aria condizionata), oscurate finestre e porte con tendaggi, pannelli, adesivi, il buio è completo.
Dopo l’aperitivo, servito nella sala illuminata, tutti indossano un prezioso grembiulone. Uno dopo l’altro passano nella stanza di compensazione i gruppi di "vicini di tavola". Condotti da un Cieco, entrano nella sala da pranzo buia e vengono accompagnati al loro posto a tavola. Ogni gruppo è sempre assistito da un amico-Cieco, che al buio si muove a suo agio e con altri Ciechi funge anche da cameriere.
A tavola l’amico-Cieco aiuta a "prendere le misure" facendo toccare piatti, posate, bicchieri, tovagliolo, bottiglie, pane, ecc.
Anche alla Cena al Buio si chiacchiera coi vicini, ai quali dunque occorre presentarsi e memorizzarne posizione e nome, perché per richiamare l'attenzione di un commensale non si può aspettare di incrociarne lo sguardo, alzare la mano, chiamare con "senti" o "per favore": occorre rivolgersi per nome, nella giusta direzione, dicendo chi lo chiama, almeno all’inizio. Involontariamente si parla di più, perché è spontaneo compensare col contatto verbale le minori connessioni con l'ambiente circostante, e l’allegria colora quel paio d'ore senza vista.
Dopo il breve ambientamento, inizia la cena. I Ciechi servono le portate. Senza la vista, tatto (con le posate, please), olfatto e gusto aiutano a distinguere i cibi. Udito e tatto si acuiscono, la mente memorizza le posizioni relative della sala, del tavolo, delle cose e delle persone. Chi deve uscire dalla sala, chiama l'amico-Cieco, che lo guida alla stanza di compensazione.
A cena, piccole sorprese: un breve monologo di un filodrammatico, un canto, una poesia.
A fine cena s’accendono le luci. Si resta abbagliati ma, ritrovata la vista, dai grembiuli altrui si comprende che molti, per capire cosa mangiavano o per mangiare, complice il buio, oltre alle maniere buone hanno usato anche le cattive maniere... Ma è meglio prima guardare il proprio grembiule, souvenir di una serata davvero indimenticabile, perché chi è senza peccato scagli la prima macchia.”.
Gli incassi delle “cene al buio” serviranno appunto per la campagna a sostegno del Libro Parlato ma anche per proseguire l’impegno dei Lions contro la cecità in Africa: si tratta della campagna Sight First II che ha già portato alla raccolta di 26 milioni di occhiali usati. Una operazione internazionale per impedire che in un continente già povero, chi ha la sfortuna di essere cieco od ipovedente venga completamente lasciato ai margini della società.

Fotoservizio Rensi e filmato a cura dell’Ufficio stampa

Comunicato nr. 42 del 10/01/2006

foto relative al comunicato

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                      UFFICIO STAMPA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Comunicato nr. 75 del 13/01/2006

Ieri sera la prima cena, voluta dall’Unione ciechi e dai Lions
“APRE” IL RISTORANTE AL BUIO

di Alberto Faustini

Capire. Conoscere. Provare. Una serata da ciechi per capire il valore della luce e, soprattutto, per conoscere “da dentro” il mondo di chi la luce non la vede mai. Un’esperienza di rara forza, di rara umanità. Un’occasione per riflettere, ma non solo.
Informare la popolazione e promuovere tra autorità civili, quotidiani, tivù e radio locali, e soci Lions, una migliore e più diretta conoscenza del modo di vivere e dei problemi dei trentini ciechi, dislessici e ipovedenti, e dei servizi offerti in Trentino dall’Unione Italiana Ciechi di Trento e dal Libro Parlato Lions. E’ questo lo scopo delle Cene al Buio, programmate a Cinte Tesino da gennaio a marzo. Ieri sera “la prima”, con amministratori (c’era il presidente della Provincia automa di Trento, Lorenzo Dellai, c’erano i consiglieri Lenzi e Muraro, c’erano diversi sindaci) autorità e personalità del mondo della cultura e dell’economia. Ricordiamo che l’obiettivo dell’Unione Ciechi e dei Lions è di “riempire” le sale del ristorante al buio di Cinte Tesino nei fine settimana: giovedì, venerdì e sabato sera e domenica a mezzogiorno. Prenotazioni al numero 0461 915990 in orario d’ufficio.


Ma cos’è una cena al buio? La descrizione fatta da Maurizio Ratti dei Lions si adatta bene a quanto successo anche ieri sera. “Immaginate una sala illuminata e una sala da pranzo buia, separate da una "stanza di compensazione" buia le cui due porte (una verso ciascuna delle due sale), mai contemporaneamente aperte, permettono di passare da luce a buio e viceversa senza mai illuminare la sala buia. In sala da pranzo (aria condizionata), oscurate finestre e porte con tendaggi, pannelli, adesivi, il buio è completo.
Dopo l’aperitivo, servito nella sala illuminata, tutti indossano un prezioso grembiulone. Uno dopo l’altro passano nella stanza di compensazione i gruppi di "vicini di tavola". Condotti da un Cieco, entrano nella sala da pranzo buia e vengono accompagnati al loro posto a tavola. Ogni gruppo è sempre assistito da un amico-Cieco, che al buio si muove a suo agio e con altri Ciechi funge anche da cameriere.
A tavola l’amico-Cieco aiuta a "prendere le misure" facendo toccare piatti, posate, bicchieri, tovagliolo, bottiglie, pane, ecc.
Anche alla Cena al Buio si chiacchiera coi vicini, ai quali dunque occorre presentarsi e memorizzarne posizione e nome, perché per richiamare l'attenzione di un commensale non si può aspettare di incrociarne lo sguardo, alzare la mano, chiamare con "senti" o "per favore": occorre rivolgersi per nome, nella giusta direzione, dicendo chi lo chiama, almeno all’inizio. Involontariamente si parla di più, perché è spontaneo compensare col contatto verbale le minori connessioni con l'ambiente circostante, e l’allegria colora quel paio d'ore senza vista.
Dopo il breve ambientamento, inizia la cena. I Ciechi servono le portate. Senza la vista, tatto (con le posate, please), olfatto e gusto aiutano a distinguere i cibi. Udito e tatto si acuiscono, la mente memorizza le posizioni relative della sala, del tavolo, delle cose e delle persone. Chi deve uscire dalla sala, chiama l'amico-Cieco, che lo guida alla stanza di compensazione.
A cena, piccole sorprese: un breve monologo di un filodrammatico, un canto, una poesia.
A fine cena s’accendono le luci. Si scopre di nuovo la magia del colore. Ma è così solo per chi vede, per che ha la possibilità - da sfruttare e da cogliere, perché davvero insegna molto – di riaprire gli occhi. E qui sta una parte della scommessa: entrare, con garbo, ma fino in fondo, nel mondo di chi ha difficoltà. E uscirne più ricchi, più comprensivi, più attenti.
Gli incassi delle “cene al buio” serviranno per la campagna a sostegno del Libro Parlato ma anche per proseguire l’impegno dei Lions contro la cecità in Africa: si tratta della campagna Sight First II che ha già portato alla raccolta di 26 milioni di occhiali usati. Una operazione internazionale per impedire che in un continente già povero, chi ha la sfortuna di essere cieco od ipovedente venga completamente lasciato ai margini della società.

Fotoservizio Magrone e filmato Sirio

Comunicato nr. 75 del 13/01/2006

foto relative al comunicato

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UFFICIO STAMPA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Comunicato  nr.3280 del 12/12/2006

   

Mercoledì 13 dicembre, ore 10.00, sala stampa della Provincia
DOMANI LA PRESENTAZIONE DEL GRANDE PLASTICO DEL TRENTINO REALIZZATO PER I NON VEDENTI

E’ stato realizzato con il decisivo contributo dell’Assessorato alle politiche sociali e verrà presentato domani, mercoledì 13 dicembre, il grande plastico (scala 1 a cinquantamila) del Trentino. Permetterà ai non vedenti – grazie ai particolari materiali con i quali è stato realizzato - di “toccare” laghi, montagne, torrenti e città della nostra terra e troverà spazio proprio nella sede di Trento dell’Unione ciechi. La presentazione domani, alle ore 10.00, nella sala stampa della Provincia, in piazza Dante 15, con il presidente dell’Unione Ciechi, Ferdinando Ceccato; il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai; l’assessore alle politiche sociali, Marta Dalmaso.

I colleghi degli organi di informazione sono cortesemente invitati

Fotoservizio e filmato a cura dell’Ufficio stampa

 

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           UFFICIO STAMPA PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

Comunicato nr. 3292 del 13/12/2006

Oggi la presentazione con l’assessore Marta Dalmaso e il presidente Lorenzo Dellai
GRAZIE AD UN GRANDE PLASTICO I NON VEDENTI POTRANNO “TOCCARE” IL TERRITORIO DEL TRENTINO
E’ in scala 1 a 50 mila, verrà collocato nella sede di Trento dell’Unione Ciechi

di Carlo Martinelli

“Chi ha il dono della vista spesso dà per scontata la possibilità di godere delle bellezze naturali della nostra terra. Ma non per tutti è così. Per questo l’Assessorato alle politiche sociali ha finanziato con convinzione – sulla legge provinciale 14 del 1991 – il progetto dell’Unione Ciechi per realizzare un grande plastico che potesse permettere, a tutti i non vedenti del Trentino, di toccare con mano i laghi, le montagne, le città, i paesi e le strade della nostra terra”. Con queste parole l’assessore provinciale Marta Dalmaso ha oggi introdotto la presentazione – presso la sala stampa della Provincia – del grande plastico del Trentino che verrà collocato presso la sede di Trento dell’Unione Ciechi. Alla presentazione anche il presidente della Provincia autonoma di Trento, Lorenzo Dellai; il presidente dell’Unione Ciechi, Ferdinando Ceccato ed Ennio Dalpiaz, l’artigiano che lo ha realizzato con un lavoro di oltre quattro mesi.


“La nostra autonomia è da sempre attenta – ha detto Marta Dalmaso – ai bisogni e alle problematiche dei non vedenti. Ci è sembrato doveroso far sì che la sede di Trento dell’Unione Ciechi potesse essere dotata di questo grande plastico, capace di restituire alla particolare sensibilità tattile dei non vedenti la struttura del nostro territorio. Questo plastico potrà anche girare per le scuole e costituisce un concreto e significativo esempio di intervento per far sentire ancora più a casa propria i ciechi del Trentino”-
Il grande plastico (scala 1 a cinquantamila) misura ben 2,40 metri per 2,20 ed è stato realizzato da Ennio Dalpiaz in collaborazione con l’associazione Progresso Ciechi di Borgo Valsugana. Diviso in tre parti che combaciano perfettamente grazie a dei magneti, è dunque anche facilmente trasportabile. Permette ai non vedenti – grazie ai materiali con i quali è stato realizzato: vetroresina, stucchi acrilici neutri - di “toccare” laghi, montagne, torrenti e città della nostra terra. Passando con le mani sul plastico i non vedenti hanno infatti la sensazione tattile dei laghi, in materiale liscio, ma anche dei prati in materiale più morbido o delle montagne, in materiale più ruvido. Fiumi e strade sono in rilievo mentre i centri abitati, città e paesi più grandi, sono segnalati nel loro sviluppo perimetrale.
“Per chi è senza vista dalla nascita la possibilità di toccare con mano la propria terra – perché di questo si tratta – è davvero una emozione”, ha detto Ferdinando Ceccato che ha ringraziato la Provincia autonoma di Trento per aver aderito alla proposta dell’Unione Ciechi di Trento.
La conferenza stampa di oggi è servita serve anche per illustrare una iniziativa che ancora una volta colloca la Provincia autonoma di Trento all’avanguardia nel rapporto con i non vedenti. Da qualche mese infatti – e in maniera continuativa, il che distingue il Trentino a livello nazionale – le cartelle usate nei convegni e negli incontri di lavoro portano le indicazioni anche in alfabeto braille. “Un piccolo gesto che per i non vedenti vuol dire molto”, sottolinea ancora Ferdinando Ceccato.

Fotoservizio e filmato a cura dell’Ufficio stampa

foto relative al comunicato

 

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QUOTIDIANO TRENTINO 26/11/2006

Oggetto: Torball, anche i ciechi giocano a calcio [Trentino]

Oggi si replica dalle 8 alle 12.30.

Il nazionale Toigo: «Per gli allenamenti manca una struttura adeguata»

Torball, anche i ciechi giocano a calcio

Ieri l'esordio nel campionato di «A». Nella palestra del Pozzo Brienza sconfitto 6-5

Il presidente Faes: «Tanti i praticanti in Trentino. I più forti? A Teramo e Bergamo»

TRENTO. Buona la prima. Il Trento, dopo la promozione in serie A batte alla prima partita il Brienza, per 6 a 5. Il Bolzano invece pareggia con il Bergamo 3 a 3.

No, non stiamo scherzando: questa domenica i riflettori non li puntiamo sul Briamasco, ma guardiamo ad altri aquilotti che ieri e oggi si stanno dando da fare per portare alta la bandiera giallo blu. Alla palestra dell'Istituto Pozzo tra sabato e domenica 9 incontri di andata e 9 di ritorno, una sfida tra le squadre di Torball che si sono date appuntamento a Trento, vista che la squadra di casa festeggia quest'anno il suo passaggio, per la prima volta, dalla serie cadetta tra le file maggiori. Cos'è il Torball? Calcio per non vedenti. Basta un pallone con dei sonagli al suo interno, un campo

16 per 7 metri, due reti da calcio, due corde a 4 metri dalle porte e a 40 centimetri di altezza: chi le tocca con il pallone fa fallo.

Anche perché il contatto fisico è difficile che si raggiunga, visto che i giocatori - 3 per squadra - sono distanti tra di loro, sicuri sui loro tappetini sui quali possono orientarsi per il tiro, ginocchiere, una mascherina per proteggere il volto, qualcuno usa anche il casco da hokey.

Walter Faes, presidente del gruppo sportivo non vedenti, con il fischietto in bocca, incita i giocatori, esulta quando segna la squadra di casa. «Uno sport molto praticato sia in provincia di Trento che di Bolzano - commenta Faes - lo scopo è lo stesso del calcio, bisogna fare più goal per portare a casa la vittoria, un ibrido della pallamano, giocata stando in ginocchio».

Le squadre più forti in Italia? Bergamo e Teramo, mentre a livello di nazionali - a proposito, quest'estate è in palio il mondiale che si giocherà in Austria - sui primi gradini del podio salgono Argentina e Svizzera.

«Qui in Italia è difficile attirare i giovani, anche se le squadre contano giocatori che vanno dai 18 ai 53 anni - racconta Gianluigi Toigo, che di professione fa il fisioterapista ma che nel tempo libero milita nel Trento e in nazionale, con un buon palmares - è da 30 anni che pratico questo sport e lo consiglio a molti giovani: il problema è che molti di loro preferiscono rimanere chiusi in casa senza muoversi, mentre invece questa attività sportiva andrebbe sicuramente a loro favore, visto che il Torball è in grado di affinare diversi sensi - trai quali l'udito - aumentando le proprie capacità di orientamento per così emanciparsi dal dover sempre dipendere da qualcuno». Forse anche per questo, soprattutto l'ente privato, non investe molto in questa attività sportiva. «Qui a Trento ci alleniamo all'interno della palestra delle scuole medie Vittoria in viale degli Olmi - chiude Toigo - ma gli spazi non sono adeguati: il soffitto purtroppo è troppo alto e il rimbombo che si crea non consente al giocatore di capire dove è il pallone e dove sta andando». Se il Torball vi incuriosisce, fate un salto alla palestra dell'Istituto Pozzo: oggi, dalle 8 alle 12.30, le ultime battute prima del termine del campionato a fine aprile.

 

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QUOTIDIANO TRENTINO 14/12/2006

Oggetto: Chi non vede gira il Trentino con il tatto

 

Ieri la presentazione in Provincia. L'opera misura 2,4 per 2,2 metri. Potrà essere portata anche nelle scuole Chi non vede gira il Trentino con il tatto Realizzato un nuovo plastico in vetroresina e a rilievo per l'Unione ciechi

 

TRENTO. «Per chi è senza vista dalla nascita la possibilità di toccare con mano la propria terra - perché di questo si tratta - è davvero un'emozione».

In queste parole c'è il grazie che Ferdinando Ceccato, presidente dell'Unione ciechi, ha voluto esprimere alla Provincia di Trento per il grande plastico (2,4 per 2,2 metri) che riproduce il territorio provinciale in scala 1 a 50 mila con montagne, laghi, fiumi, strade, paesi e città. La proposta, che era stata lanciata dall'Unione, è diventata realtà. E ieri - festa di Santa Lucia, per tradizione invocata per i problemi della vista - il plastico è stato presentato in una conferenza stampa nel palazzo della Provincia di piazza Dante.

«Ci è sembrato doveroso - ha detto l'assessore alle politiche sociali Marta Dalmaso - far sì che la sede di Trento dell'Unione ciechi potesse essere dotata di questo grande plastico, capace di restituire alla particolare sensibilità tattile dei non vedenti la struttura del nostro territorio.

Questo plastico potrà anche girare per le scuole e costituisce un concreto e significativo esempio di intervento per far sentire ancora più a casa propria i ciechi del Trentino».

Il plastico è stato realizzato dall'artigiano Ennio Dalpiaz (con oltre quattro mesi di lavoro) in collaborazione con l'associazione Progresso ciechi di Borgo Valsugana. L'opera è stata finanziata dall'assessorato provinciale alle politiche sociali sulla legge provinciale 14 del 1991.

Diviso in tre parti, il plastico risulta facilmente trasportabile. Alla presentazione - a cui hanno partecipato anche il presidente della Provincia Lorenzo Dellai, Ceccato e Dalpiaz - si è spiegato che il plastico è realizzato in vetroresina e stucchi acrilici neutri. «Passando con le mani sul plastico - si è detto - i non vedenti hanno la sensazione tattile dei laghi, in materiale liscio, ma anche dei prati in materiale più morbido, o delle montagne in materiale più ruvido. Fiumi e strade sono in rilievo, mentre di centri abitati, città e paesi più grandi viene segnalato il perimetro».

La conferenza stampa è servita per illustrare anche un'altra iniziativa, che ancora una volta colloca la Provincia di Trento all'avanguardia nel rapporto con i non vedenti. Da qualche mese, infatti, e in maniera continuativa (ed è ciò che fa spiccare l'esperienza del Trentino nel panorama nazionale) le cartelle usate nei convegni e negli incontri di lavoro promossi dalla Provincia portano le indicazioni anche in alfabeto braille. «Un piccolo gesto che per i non vedenti vuol dire molto» ha sottolineato Ceccato.

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QUOTIDIANO L'ADIGE 15/12/2006

Oggetto: Trentino da toccare per i ciechi

Trento - Grazie a un grande plastico i non vedenti potranno «toccare» il territorio trentino. La carta geografica in rilievo, in scala 1 a 50 mila, verrà collocata nella sede di Trento dell'Unione Ciechi. Ieri la presentazione dell'iniziativa con il presidente Dellai e l'assessore alle politiche sociali Dalmaso. «Chi ha il dono della vista spesso dà per scontata la possibilità di godere delle bellezze naturali della nostra terra. Ma non per tutti è così. Per questo - ha detto Dalmaso - l'assessorato alle politiche sociali ha finanziato con convinzione, sulla legge provinciale 14 del 1991, il progetto dell'Unione Ciechi ». Il grande plastico misura ben 2,40 metri per 2,20 ed è stato realizzato dall'artigiano Ennio Dalpiaz in collaborazione con l'associazione Progresso Ciechi di Borgo Valsugana. Diviso in tre parti che combaciano perfettamente grazie a dei magneti, è anche facilmente trasportabile. Permette ai non vedenti, grazie ai materiali con i quali è stato realizzato di avere la sensazione tattile dei laghi, in materiale liscio, ma anche dei prati in materiale più morbido o delle montagne, in materiale più ruvido. . «Per chi è senza vista dalla nascita la possibilità di toccare con mano la propria terra è davvero una emozione», ha detto Ferdinando Ceccato, presidente dell'Unione ciechi.

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QUOTIDIANO TRENTINO 11/05/2006

Oggetto: Anche i ciechi «vedranno» i gioielli del Mart

Anche i ciechi «vedranno» i gioielli del Mart

Le tele più importanti riprodotte a tre dimensioni con una nuova tecnologia

Secondi in Italia dopo gli Uffizi: percorsi mirati per permettere a sordi e non vedenti una fruizione completa del patrimonio artistico

Luca Marsilli

ROVERETO. In Italia un progetto analogo è stato messo in campo solo dagli Uffizi; dal 23 maggio parte «Museo senza barriere»: un progetto per rendere fruibile il patrimonio del Mart roveretano anche a sordomuti e ciechi.

Frutto della collaborazione con le sezioni trentine di Unione Italiana Ciechi ed Ente nazionale per la protezione e l'assistenza dei Sordomuti e del sostegno economico della Fondazione Caritro, che sostiene l'iniziativa.

Ieri alla presentazione dell'iniziativa, fiore all'occhiello di un museo che alla fruibilità massima e alla diffusione dei valori dell'arte ad ogni livello ha dedicato grandissima attenzione, c'erano i presidenti di Ens e Uic Brunella Grigolli e Ferdinando Ceccato, la vicepresidente della provincia Margherita Cogo e Gabriella Belli, direttrice del Mart, alla quale è toccato presentare il progetto.

A farsene carico è stata la sezione didattica. Partendo da una idea ancora

rivoluzionaria: grazie alla forza dell'associazionismo, alle nuove tecnologie e alla disponibilità di linguaggi codificati, è possibile estendere una fruizione completa anche delle arti figurative non solo ai non udenti (esclusi solo dalla parte guida della fruzione tradizionale) ma anche i non vedenti. Per i sordomuti sono pensate visite guidate alla collezione permanente con l'assistenza, oltre alla guida tradizionale, di una interprete della Lingua Italiana dei Segni. Per informazioni gli interessati potranno rivolgersi alla sezione locale dell'Ens, comunque la visita andrà prenotata 10 giorni prima ed avrà un costo di 2 euro a persona. Gruppi composti di minimo 8 e massimo 15 visitatori.

Per i ciechi il discorso è più complesso.

Grazie alle nuove tecnologie è possibile riprodurre in rilievo opere d'arte figurativa. E' quello che il Mart ha già fatto con una selezione delle proprie tele più importanti, ma con l'obiettivo di arrivare gradualmente a riprodurre l'intero patrimonio della collezione permanente: tecnicamente, l'operazione è possibile con l'utilizzo di una stampante plotter che permette la riproduzione in rilievo. A corredo di ogni opera tridimensionale, degli stampati in Braille per la fruzione autonoma dell'esposizione e l'ausilio della voce di una guida specializzata. Nel complesso quindi un percorso parallelo alla esposizione tradizionale, che permetterà una fruizione qualitativamente completa dell'offerta artistica del museo. Gli interessati potranno contattare direttamente la sezione didattica del Mart chiamando il numero 0464/454169 o attraverso internet, all'indirizzo education@mart.trento.it. I gruppi dovranno essere formati da un minimo di 6 persone e da un massimo di 12 e il costo sarà ancora di 2 euro a visitatore.

Non finirà comunque qui, perchè l'idea, ha detto ieri Gabriella Belli, è quella di affiancare un percorso specifico per sordomuti e non udenti ad ogni grande evento della vita del museo, con laboratori didattici mirati.

Per farlo serviranno esperti che alla conoscenza artistica uniscano quella dei particolari linguaggi dei segni (per i sordi) e dell'uso del tatto per "leggere" forme e dipinti. Uno sforzo che il Mart ritiene di dover compiere e dal quale si attende ritorni importanti: diventare il secondo museo in Italia dove anche le persone svantaggiate, fino ad oggi praticamente escluse da qualsiasi tipo di fruizione completa delle arti figurative, possano godere del patrimonio culturale ed estetico custodito nelle sue sale. E dove possano sentirsi perfettamente a loro agio.

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QUOTIDIANO TRENTINO 12/03/2006

Oggetto: «Chi dice donna...» in braille

«Chi dice donna...» in braille

Il regalo dell'Associazione ciechi all'autrice Di Camillo

TRENTO. Un voluminoso pacco con un grande fiocco rosa. E' questo il risultato dell'incontro di ieri mattina organizzato dalla Sezione donne dell'Associazione Italiana Ciechi del Trentino, le cui componenti hanno voluto ringraziare così l'intervento di Milena Di Camillo, giornalista del Trentino in occasione dei festeggiamenti dell'8 marzo. Il regalo consiste nella traduzione in braille del libro edito dal nostro giornale «Chi dice donna...», a cura di Milena Di Camillo, che raccoglie le interviste pubblicate settimanalmente sul Trentino da due anni a questa parte. Nel libro, che contiene una selezione di ritratti di 55 donne che svolgono professioni tra le più varie e di tutte le età, arricchito da 3 dipinti di altrettante artiste e da 30 disegni del Centro d'arte Andromeda, sono raccontate le storie di donne trentine, o che in Trentino si sono stabilite, nella loro «splendida normalità», come l'ha definita Milena Di Camillo. Nel corso dell'incontro con le donne (ma anche alcuni uomini) non vedenti, la giornalista ha raccontato il libro, leggendo l'introduzione e cercando di spiegare le fotografie e i disegni che accompagnano le interviste. Molto apprezzati anche i 60 detti popolari e proverbi, in gran parte raccolti nelle valli del Trentino. La riflessione che ne è nata tra le non vedenti ha messo in evidenza come quest'ultime non vivano la loro condizione come una difficoltà in più all'essere donne: insomma, i problemi, anche per loro, sono gli stessi che devono affrontare tutte le donne, tutti i giorni.

L'incontro è stato accompagnato dalle note suonate al piano di Daniele Crivellari e dalla voce di Raffaella Mori.

Poi, lo scambio dei regali, con la distribuzione di uno scacciapensieri ad ognuno dei presenti e la sorpresa del libro «Chi dice donna...», trasformato per la traduzione in braille in tre ponderosi tomi. Una sorpresa molto apprezzata da Milena Di Camillo, che ha pensato di ricambiare, promettendo alle sue ospiti una versione parlata del libro. L'Associazione Italiana Ciechi ha al suo attivo una raccolta di libri registrati e a questi si potrà aggiungere il testo a cura di Milena Di Camillo, al quale hanno collaborato tutte le giornaliste del Trentino. Per la versione parlata, la curatrice sta già pensando di coinvolgere un'altra voce, per raccontare questi 55 ritratti femminili.

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QUOTIDIANO L'ADIGE 09/05/2006

Oggetto: Non udenti e non vedenti al MART

L'Adige

Il Mart a misura di portatore di handicap, sia visivo che uditivo, grazie al progetto "Museo senza barriere".

ROVERETO. In pratica si vuole dare ai non vedenti e ai non udenti la possibilità di sperimentare l'arte, grazie alla forza del linguaggio dei segni e alle novità tecnologiche che permettono di "vedere" le opere d'arte attraverso il tatto. E' la proposta del Mart per i percorsi di visita guidata alla propria "collezione permanente" per persone non vedenti e non udenti.

Il progetto, unico nel suo genere in Trentino, avrà inizio il 23 maggio.

L'obiettivo a lungo termine è quello di poter rendere fruibile tutto il patrimonio culturale del Museo ai diversamente abili, nel tentativo di avvicinare al mondo dell'arte anche persone che da sempre lo percepiscono come distante. Il pubblico dei non udenti potrà avvicinarsi all'arte del XX secolo e approfondirne la conoscenza grazie a percorsi guidati condotti da una guida del museo e da un'interprete della lingua dei segni. Per i non vedenti sono stati invece pensati dei percorsi tattili. Ai partecipanti verranno fornite delle riproduzioni in rilievo di una selezione di opere, illustrate da materiale cartaceo stampato in Braille e dalla voce di una guida. Il progetto sarà presentato nei dettagli la settimana prossima.

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QUOTIDIANO L'ADIGE 23/06/2006

Oggetto: Ecoshopping, l'estrazione «al buio»

Il nome dei premiati. Il presidente dell'Associazione non vedenti: possiamo riconoscere anche le banconote

Ecoshopping, l'estrazione «al buio»

Senza luce per dimostrare che i ciechi «possono fare tutto»

TRENTO. Un'estrazione premi al buio. Per dimostrare che anche chi non vede le figure, i colori, le forme è in grado di fare tutto o quasi. L'ultima tranche del concorso Ecoshopping - ideato da Confesercenti nei negozi e locali del centro storico dove i clienti sono stati invitati a imbucare una cartolina dopo un acquisto - è andata di scena al Bar al buio allestito a Palazzo Geremia. Il presidente dell'Unione Ciechi trentini Ferdinando Ceccato ha estratto le schede in questo locale immerso nell'oscurità.

All'esterno il dottor Adriano Tenuti, funzionario della Camera di Commercio, ha convalidato il tutto. Mentre si susseguivano le operazioni - per qualche minuto ha fatto capolino anche il sindaco Alberto Pacher, aiutato in verità all'interno del locale da una luce benigna arrivata da un cellulare di un avventore - c'è stato il tempo per raccogliere qualche storia. Come quella di Dario, una delle «guide» all'interno del Bar al buio che ha intrattenuto gli ospiti raccontando di come lui ha avuto la fortuna di conoscere i colori visto che ha progressivamente perso la vita attorno ai 28 anni. «In queste circostanze molto dipende dalla forza di volontà. Noi possiamo fare di tutto, ma c'è chi si rifiuta di uscire di casa. Fra le domande più frequenti? Come facciamo a riconoscere i soldi alla cassa. Le monete sono semplici, per le banconote abbiamo un dispositivo a vibrazione. Inseriamo i soldi, se vibra una volta sono cinque euro, due volte dieci e via dicendo».

Come vive un cieco a Trento? «Per un disabile motorio, un gradino è un ostacolo, per noi è un punto di riferimento. Come giro per la città?

Aiutandomi con il bastone ma anche con gli odori. Una farmacia, una panetteria, una profumeria, hanno aromi facilmente identificabili. In un ambiente chiuso, uso la voce, sento se le pareti sono vicine. E poi ho il cane guida». Ma ecco i vincitori del concorso. Si è aggiudicato un abbonamento al quotidiano «l'Adige» Giuliana Pisetta. Una bicicletta elettrica è stata vinta da Giovanni Endici, Lorenzo Trentin, Giuseppe Ognibo

ni, Diego Scarpa e Mara Maffioletti; una bicicletta classica se l'è aggiudicata Carla Franceschini, Luigi Tavernini, Maria Rosa Fattinger, Pio Girardi, Maria Rosa Stenico, Angelo Ducati, Cristina Sartori, Luisa Bonomi, Marilena Peterlana; hanno vinto un abbonamento a Trentino Mese Nadia Leonardelli, Francesco Zanca, Thomas Camozzi, Sandra Toller, Chiara Molinari, Melinda Golser, Valentina Martina, Ezio Carli, Maria Della Lucia, Marianna Sperandio; una radio è stata vinta da Francesca Casagrande, Alessandra Agrim e Maria Mariz; un volume "Natura" è andato a Nadia Marino, Federica Fiocchetti, Rosanna Leonardelli, Placido Sergi e Paul Marius Codreanu; infine, si sono aggiudicati un romanzo Sara Tasm, Silvana Giacomoni, Tullia Daldodd, Vincenzo Iudica e Fabrizio Cucchiaro.

 

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QUOTIDIANO TRENTINO 10/06/2006

Oggetto: Caffè «al buio» nel bar di palazzo Geremia

Caffè «al buio» nel bar di palazzo Geremia

Iniziativa dell'Unione ciechi: un bar immerso nell'oscurità durante le Feste Vigiliane, Appuntamento dal 19 al 23 giugno Sarà un locale normalissimo dove si beve e si mangia ma senza luce

Jacopo Tomasi

TRENTO. Immaginate di entrare in un locale completamente buio, senza un filo di luce. Di accomodarvi ad un tavolo, ordinare da bere e da mangiare, iniziare a chiacchierare. Rialzarvi, andare a pagare, ancora nella più totale oscurità. Disorienta solo a pensarci. Angosciante al primo impatto per chi ha la fortuna di vedere. E' la normalità della vita quotidiana, invece, per chi deve fare i conti con la cecità. Ed è per capire meglio la situazione di chi è senza vista che sta per scattare il «Bar al buio».

L'iniziativa è organizzata dall'Unione Ciechi in collaborazione con il Comune. Dal 19 al 23 giugno, nell'ambito delle Feste Vigiliane, una sala di Palazzo Geremia sarà totalmente oscurata e adibita a bar. Un modo per confrontarsi con la realtà dei ciechi, per capire meglio le loro difficoltà e imparare come poterli aiutare. Ma anche un'iniziativa curiosa e di forte impatto che nasce sull'onda del Dialogo al Buio di due anni fa al Mart di Rovereto e delle Cene al Buio (17 serate con oltre mille partecipanti) di quest'inverno a Cinte Tesino.

Bar al Buio vuole divertire e sensibilizzare. Far capire che nei rapporti umani la vista serve fino ad un certo punto. Senza luce, non conta l'apparire. Contano i profumi, le sensazioni, l'istinto. E conta anche il contatto fisico: Ray Charles, grande musicista cieco e grande donnaiolo, riusciva a giudicare una donna accarezzandole i polsi e toccandole le cosce.

L'iniziativa è stata fortemente voluta da Ferdinando Ceccato, presidente della sezione di Trento. «Dopo il successo delle altre iniziative al buio ci è venuta l'idea di questo bar, prendendo spunto da eventi simili in altre regioni. Un modo per avvicinarci ancor più ai giovani, per insegnare come relazionarsi con un cieco. Far capire la nostra realtà e far parlare la gente dei nostri problemi per sentirci sempre più integrati». E sul bar di Palazzo Geremia: «Sarà un bar normalissimo, semplicemente senza luce. Si berrà e mangerà bene, e poi bisognerà pagare». Al buio, ma come? «Certo, al buio. Io mi fido tutte le mattine del barista quando prendo il cappuccino, ora toccherà a voi fidarvi. Solo che voi, una volta alla luce potrete contare il resto, io invece devo continuare a fidarmi». Ride, Ferdinando Ceccato e sottolinea un aspetto che gli sta a cuore: «A Trento non ci sono grandi problemi per i non vedenti, ma una cosa mi pare importante, parlate con i ciechi per capirli sempre di più».

Alla presentazione dell'iniziativa ieri ha partecipato anche l'assessore comunale alle politiche sociali Violetta Plotegher: «Si tratta di un'esperienza straordinaria - ha detto - che invito la cittadinanza a provare. Senza luce si perdono dei riferimenti, ma si può porre l'attenzione su altri aspetti molto più importanti. E come diceva Antoine de

Saint-Exùpery: l'essenziale è invisibile agli occhi». Insomma, tenetevi liberi una sera (apertura dalle 17 alle 24) dal 19 al 23 giugno per un imperdibile appuntamento al buio.

 

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QUOTIDIANO TRENTINO 20/06/2006

Oggetto: Un bar al buio dove provare ad essere ciechi

Un bar al buio dove provare ad essere ciechi

Da ieri a Palazzo Geremia. Ceccato: «Qui per muovervi avete bisogno di noi»

Pino Loperfido

TRENTO. Basta spegnere la luce ed ecco che anche l'azione più banale, come entrare in un bar e sorseggiare una bibita, diventa complicata. È questo il commento più diffuso tra gli avventori del "Bar al Buio", in realtà una sala di Palazzo Geremia, oscurata e isolata dall'esterno, adibita a taverna, luogo dell'insolita esperienza proposta ieri dalla sezione trentina dell'Unione italiana ciechi e che sarà possibile sperimentare fino a venerdì

23 giugno (orario 17-24).

«Per una volta siete voi vedenti ad aver bisogno di noi», sorride sulla soglia Ferdinando Ceccato, presidente dell'Uic trentina, mentre ci prende sotto braccio e ci conduce al di là del visibile. La prima reazione è di disorientamento, di panico - verrebbe da dire - se non fosse un termine eccessivo. Ritrovarsi all'improvviso al buio, infatti, significa abbandonare tutte le certezze, significa anzitutto fidarsi del proprio accompagnatore che, con grande sicurezza ti porta alla cassa, significa fidarsi della cassiera non vedente che meglio di te sa riconoscere monete e banconote e ti mette in mano il resto. Per una volta, anche se per pochi minuti, i diversamente abili siamo noi.

Eccoci al tavolo, adesso. È strano essere in compagnia di qualcuno e doversi accontentare di sentirne la voce. E quel timbro, l'accento, la modulazione del tono sono gli unici elementi in tuo possesso per indagare, capire, riconoscere chi ti sta seduto al fianco, immaginare che faccia c'ha mentre ti dice: «Io sono Davide e vengo da Barcellona» oppure «Io sono un maresciallo dei carabinieri in pensione». Questa volta non ci sono gli sguardi e le movenze ad influenzare le modalità in base alle quali siamo abituati a giudicare i nostri simili. Sono altri i parametri che entrano in

gioco: quasi tutti legati alla voce e alle parole.

E poi ci sono le bevande. Cavolo che imbranati che siamo diventati tutti con i bicchieri ed i vassoi. Ci metti niente a versare la birra sul tavolo se non resti concentrato. Qualche telefonino squilla, ma il proprietario non ci pensa proprio a rispondere: troppo complicato, e poi è troppo impegnato a portare in salvo il proprio bicchiere di coca. Le voci intanto riempiono il locale. Sono l'unica cosa che si può effettivamente "vedere". Ed è proprio grazie alla voce che ritroviamo Ferdinando Ceccato: «Quello che a noi piacerebbe è che questo Bar al Buio aiutasse a sensibilizzare ancora di più l'opinione pubblica sul mondo dei non vedenti e degli ipovedenti trentini».

Quella del bar è un'esperienza che segue quella delle Cene al Buio organizzate sempre dall'Unione ciechi. Ma quali sono le differenze pratiche e sostanziali tra le due esperienze? «Il bar è certamente più semplice da organizzare. Tuttavia presenta problemi diversi: il ricambio dei clienti, ad esempio, è molto più alto che in una cena. La gente si muove di più in un bar, ci sono molte più occasioni di incontro e di scambio di opinioni».

Passano i minuti. L'udito si è già parecchio affinato. Sembra impossibile, ma si è già in grado di capire quante persone ci sono lì dentro e che posizione occupano. In breve, Dario, Sandro, Giovanni diventano delle immagini che si stagliano nella mente: sagome umane con un grosso punto interrogativo al centro. Al resto ci pensa l'immaginazione, che assegna a ciascun nome capelli biondi, ventre prominente o naso adunco.

Ma beviamo, prima che la birra diventi calda. Afferriamo incerti i bicchieri, li alziamo in segno di saluto, e poi li avviciniamo alla bocca.

Il sapore, beh, è quello solito: luppolo, malto, ecc. Ma stavolta è diverso.

È come se il buio, o meglio, l'assenza di distrazioni visive, avesse alterato il gusto, rendendolo più potente, specializzato, quasi. È così che si può arrivare a "vedere" quello che si beve o si mangia. Vedere con il palato. Incredibile.

Uscendo incrociamo due ragazzi che stanno per entrare nel Bar al Buio.

Guardandoli adesso finalmente capiamo cosa c'è di diverso tra noi e loro:

noi ci siamo già stati lì dentro, loro non ancora. E l'esperienza ci ha segnati, ci ha posto una questione che fino all'altro ieri non c'eravamo mai posti e che adesso, invece, ci portiamo dentro.

 

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QUOTIDIANO L'ADIGE 26/06/2006

Oggetto: Borgo: a piedi nel verde ma con gli occhi chiusi

Borgo: a piedi nel verde ma con gli occhi chiusi

BORGO - Quante cose ci sfuggono quando si attraversa un luogo? Percepire il territorio provando a spogliarci dalla fretta e dalla sicurezza che spesso abbiamo addosso. Una possibilità per riscoprire e percepire luoghi naturali, sensazioni corporee ed emozioni in un percorso prima in bici e poi "al buio"

in cui degli amici non vedenti, guide esperte, ci accompagneranno alla scoperta di difficoltà e meraviglie dell'ambiente in cui viviamo A coordinare l'uscita è l'operatore Sara Martinelli (cell. 348.70 56 312), e possono parteciparvi tutti, anche i bambini dagli 8 anni in su. Dopo il percorso di oggi, lunedì 26 giugno, l'iniziativa ritorna lunedì 10, 24 luglio, e poi l' 1 e il 7 agosto. Il ritrovo è alle 9.30 presso la Piazza di Borgo Valsugana; il rientro è previsto per le ore 17 circa. Prenotazioni ed informazioni all'APT Lagorai Valsugana Orientale e Tesino, tel. 0461.59 33

22 - e-mail: apt@lagorai.tn.it.

Le iscrizioni verranno accettate fino al giorno precedente all'attività e per un numero massimo di 2o pertecipanti. Per chi volesse partecipare solo alla parte del "percorso al buio" a piedi, verrà data indicazione dell'ora e del luogo di ritrovo; è consigliato abbigliamento da montagna adatto ad una giornata all'aperto. Pranzo al sacco, percorso in bici e visita al biotopo.

Un progetto in collaborazione fra APT Lagorai Valsugana Orientale e Tesino, Consorzio Comuni B,I,M. Brenta, Associazione Progresso Ciechi, Unione Italiana Ciechi, Servizio Parchi e Ufficio Biotopi P.A.T. e organizzato da Assessorato all'Urbanistica e ambiente - APPA Agenzia provinciale per la protezione dell'ambiente Settore Informazione e Qualità dell'ambiente.

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QUOTIDIANO TRENTINO 18/07/2006

Oggetto: «Io, cieco, in giuria a Miss Italia»

Sfida di Giuliano Beltrami in nome dei diritti civili

di Stefano De Barba

Alla finale di Ponte Caffaro il sindaco lo vuole sul palco «Non voglio diventare un fenomeno da baraccone ma fare qualcosa a favore delle persone svantaggiate»

TRENTO. Cieco dalla nascita, sarà sul palco di una selezione di Miss Italia come giurato. In nome dei diritti civili delle persone disabili e, anche, per raccogliere una sfida un po' pazza ma che farà senz'altro discutere attorno ai temi dell'handicap. Giuliano Beltrami, di Darzo di Storo, un nome noto nella solidarietà trentina e nella cooperazione del Chiese, non è nuovo a queste sfide. «Quando l'ho detto a mia moglie avrà pensato "questo è matto". Ma l'aveva pensato anche anni fa», sorride, «quando da un giorno all'altro sono partito per il Brasile a fondare una cooperativa nelle favelas».

La sfida questa volta l'ha lanciata Marco Scalvini, sindaco di Bagolino, paese bresciano ad un tiro di schioppo dal Chiese, che con Beltrami ha già dato vita ad iniziative per portare i ciechi a sciare sulle piste di fondo di quella zona. Il 5 agosto, a Ponte Caffaro, frazione di Bagolino, ci sarà la selezione bresciana di Miss Italia. E Scalvini l'ha buttata lì a

Beltrami: «Voglio portati alla serata come giurato, sarà un bel segnale sui diritti di cittadinanza».

«Sul momento gli ho risposto "calma... non voglio diventare un fenomeno da baraccone"», spiega Beltrami. «Ma visto che Miss Italia deve avere, oltre all'aspetto esteriore che io non posso ovviamente giudicare, anche una bellezza interiore che i giurati devono tirare fuori con interviste e con domande, allora la cosa ha un senso. E al sindaco di Bagolino ho risposto:

"ci sto"».

Si definisce una persona «abituata da sempre a fare scommesse» l'iperattivo Beltrami - fa il giornalista, è presidente della coop Bucaneve e della Famiglia cooperativa del Chiese, è stato impegnato nel Consolida, nella Federazione delle cooperative, nell'Unione italiana ciechi - e qualche anno fa diede battaglia, da cieco, contro una burocrazia che gli impediva di diventare genitore adottivo perché non vedente. E anche questa volta la posta in gioco della scommessa è la stessa: «Dimostrare che siamo persone normali, ciascuna con i propri limiti. E io sono cosciente dei miei, per cui non avrei mai pensato di fare il giurato di Miss Italia se fosse stato solo da valutare il fisico. Ma se in questa gara si tratta di valutare l'intelligenza, la maturità, la sensibilità di queste ragazze, allora posso starci anch'io, fa parte delle tante cose che posso fare anch'io».

Certo, la scommessa è tutta in salita, Beltrami non è stato ancora convocato come giurato dall'organizzazione di Miss Italia in Lombardia ma finora c'è solo la proposta fatta dall'amico sindaco di Bagolino. Che comunque intende portarla avanti, questa candidatura un po' fuori dalle righe. E Beltrami ormai è lanciato. «Ho la fortuna-sfortuna di una moglie che mi dice sempre di sì», sorride ancora, «se ogni tanto mi frenasse magari non sarebbe male... Ma il 5 agosto voglio esserci. Non mi sono nemmeno preoccupato di chiedere come funziona il concorso, e tra l'altro ancora non è detto che io sia in giuria: potrebbe accadere un "incidente diplomatico", la mia candidatura potrebbe non venir accettata dall'organizzazione. In ogni caso il sindaco di Bagolino ha tutta l'intenzione di portarla avanti, mi ha detto "se tu ci stai a spenderti con me, questa è una cosa che voglio condurre in porto". E sono consapevole che la cosa farà comunque rumore. Ma l'importante è che serva a lanciare dei messaggi sui diritti di cittadinanza delle persone svantaggiate. Diritti spesso negati».

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QUOTIDIANO TRENTINO 20/07/2006

Oggetto: Uno spettacolo che fa luce sul mondo dei non vedenti

Uno spettacolo che fa luce sul mondo dei non vedenti

SAN MICHELE. L'ultimo dei "Tre spassosi giovedì da non perdere" è dedicato alla cecità. Lo spettacolo, proposto questa sera alle 21 nel cortile delle scuole elementari di Grumo, è liberamente ispirato a "Robert e l'uomo invisibile" di Niklas Rastrom ed affronta, appunto, il tema della cecità "vista dall'interno".

La protagonista è una giovane attrice non vedente, Cinzia Marisa, la quale, come il protagonista della storia, ha perso la vista da bambina. Nello spettacolo proposto questa sera la storia di Robert si mescola ai ricordi e alle esperienze dirette di Cinzia dando vita ad un racconto ironico, divertente e che offre molti spunti di riflessione su certi atteggiamenti comuni nei confronti dei ciechi.

Il primo obiettivo dello spettacolo è spiegare che i ciechi sono persone normali, con qualche problema in più (e qualche abilità in più) con le quali è possibile relazionarsi in maniera normale.

Il tutto attraverso il ricorso alla musica dal vivo, al canto, al movimento e all'uso di maschere.

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QUOTIDIANO TRENTINO 19/07/2006

Oggetto: E adesso per i non vedenti arriva un telefonino speciale

E adesso per i non vedenti arriva un telefonino speciale

TRENTO. I ciechi trentini saranno i primi in Italia a beneficiare di un software che darà la voce ai loro cellulari. In questo modo potranno disporre di tutte le funzioni di un telefonino di ultima generazione.

L'iniziativa, promossa dall'Unione ciechi di Trento, è stata resa possibile grazie all'intervento della Provincia, che finanzierà il 90% dell'acquisto di ogni software. I non vedenti dovrebbero quindi pagare soltanto il 10% del costo del programma e dotarsi di un cellulare in cui sia installato un sistema Symbian 6. «Questo software migliorerà la qualità della vita dei ciechi della nostra provincia», dichiara soddisfatto Ferdinando Ceccato, presidente dell'Unione ciechi di Trento. «Grazie a questa iniziativa - aggiunge Ceccato - si fornirà al non vedente uno strumento utile e importante».

Chi volesse maggiori informazioni può telefonare al numero 0461.91 59 90. I moduli compilati per richiedere il servizio dovranno pervenire, entro il 27 luglio, alla sede di Corso Tre novembre 132.

 

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QUOTIDIANO L'ADIGE 21/07/2006

Oggetto: Storia di un bimbo che non ci vede

A Palazzo Geremia teatro «buio»

Storia di un bimbo che non ci vede

TRENTO. «Una canzone, una città», l'evento voluto dal Comune di Trento per preparare il concerto di Ivano Fossati a Trento con la sua canzone «L'amore fa», ispirerà oggi uno spettacolo teatrale insolito. Alle ore 21, la corte interna di Palazzo Geremia ospiterà «Mi vedi?» (sottotitolo: «Essere ciechi non vuol dire essere invisibili»). Finisterrae Teatri, in collaborazione con Compagnie teatrali riunite e con la sezione provinciale dell'Unione italiana ciechi, presenta la storia di Robert, un bambino che scopre che il mondo è diventato all'improvviso tutto buio. Almeno così crede. In realtà è Robert che è diventato cieco e la sua vita cambia radicalmente. Lo spettacolo è rivolto a bambini e ragazzi, a partire dagli 8 anni, e racconta del buio: un buio di cui non avere paura, ma che, solo se si ha il coraggio di affrontarlo, si riempie di storie, di incontri, di emozioni... Ma la giornata inizierà ben prima: i giovani del volontariato europeo e del servizio civile saranno gli artefici di altri due appuntamenti. Oggi, domani e domenica allestiranno nel cortile di Palazzo Geremia un angolo con una nuvola di farfalle colorate. Accanto all'allestimento dalle 16 alle 19 funzionerà anche un laboratorio aperto a tutti, senza limite d'età, che produrrà farfalle di tutti i tipi. Ma siccome l'amore fa anche «colore», sempre venerdì, sabato e domenica il cortile interno di Palazzo Geremia sarà pieno di palloncini a cui i volontari daranno la forma di svariati animali.

Ci sarà poi una grande tela, sulla quale chiunque potrà sbizzarrirsi colorando con le tecniche più disparate. I più audaci, guidati da una ragazza che frequenta il liceo artistico, potranno impegnarsi anche nella body art.

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QUOTIDIANO L'ADIGE 21/07/2006

Oggetto: Miss Italia, Beltrami in giuria

Bagolino, la responsabile conferma la partecipazione del non vedente

Miss Italia, Beltrami in giuria

BAGOLINO - Adesso è ufficiale: Giuliano Beltrami - non vedente - sarà nella giuria di Miss Italia. Mercoledì sera ancora non si poteva dire con certezza, ma ieri è giunta la conferma: «Si, si può fare...», ha detto la responsabile per la Lombardia di Miss Italia confermando il nulla osta alla partecipazione del corrispondente dell'Adige Giuliano Beltrami in qualità di membro nella giuria per l'elezione di «Miss Bagolino» e accesso alle regionali lombarde. Beltrami, laureato, già vicesindaco, presidente di due cooperative con 80 dipendenti, non vedente dalla nascita, responsabile provinciale dell'Unione italiana ciechi per la cultura e l'istruzione, sarà tra i 12 giudici che dovranno votare e designare la miss più «bella dentro e fuori». «È in un colloquio precedente alla sfilata sulla passerella di Ponte Caffaro - scrive il sindaco di Bagolino Marco Scalvini - che la giuria dovrà esprimere giudizi e valutazioni sulla bellezza inferiore delle concorrenti... Cultura, istruzione, sensibilità, maturità, sicurezza, simpatia, intraprendenza e ambizione. In 12 giudici voteranno questo, ma in

11 si esprimeranno sugli aspetti che emergeranno nella sfilata contando l'ovvia astensione di chi può vedere solo dentro e immaginare quello che c'è fuori. «Si, si può fare...» È così che Wilma Bambardelli, nota per aver portato in finale la non vedente Annalisa Minetti, accoglie le richieste del sindaco di Bagolino e della presidente della giuria Maddalena Damini.

Giuliano Beltrami esprime tutta la sua soddisfazione: «Se è vero - commenta

- che il concorso di Miss Italia non è basato solo sulla bellezza estetica, se è vero che occorre superare il cliché delle belle e oche, anche privo di vista può giudicare. Senza voler enfatizzare un episodio, si può affermare che questa battaglia vinta rappresenti un passo in avanti verso le pari opportunità delle persone con una disabilità». Per il sindaco Scalvini è «un valore aggiunto alla serata e al concorso di miss Italia che raggiunge l'obiettivo di affermare il principio di bellezza come

un valore non solo estetico ma anche di ricchezza interiore, e consente di lanciare un forte messaggio di solidarietà». «Solo con la sensibilità e l'intelligenza si abbattono i muri della diversità - dichiara la presidente di giuria Damini - e questa è stata un'occasione per dimostrare che la civiltà di una società dipende dall'importanza che ha per le persone il "senso della vita" e anche con una piccola giuria di una piccola selezione locale si può dimostrare che si possono fare, se si vuole, grandi cose».

 

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QUOTIDIANO L'ADIGE 23/07/2006

Oggetto: La fiaba del bambino e del buio

La fiaba del bambino e del buio

Lo spettacolo di Finisterrae per l'Unione Ciechi fuori dagli stereotipi, toccante e sorprendente

di Michele Ianes

TRENTO - Il piccolo Robert si sveglia nel cuore della notte e si trova avvolto dal buio: non la normale oscurità notturna, disturbata da radiosveglie e luci di lampioni, ma un buio molto più profondo, che non si interrompe nemmeno quando i suoi genitori accendono le luci nella stanza.

Inizia così «Mi vedi? Essere ciechi non vuol dire essere invisibili», lo spettacolo teatrale portato in scena venerdì sera dalla compagnia Finisterrae di Trento nella corte interna di Palazzo Geremia. Inizia con una vera tragedia: un protagonista che diventa improvvisamente cieco. Per chiunque sarebbe l'inizio di un lungo calvario di sofferenza, disperazione.

Ma Robert non è "chiunque": è un bambino, e quindi ha un coraggio e una forza d'animo grande come una montagna. Se ci aggiungete l'aiuto di un misterioso «uomo invisibile», un amico che «solo chi non vede riesce a vedere», per Robert il ritorno alla vita, alla felicità e alle gite in bicicletta non è solo un sogno, ma una vittoria da conquistare giorno dopo giorno. Un racconto vitale e vorticoso, quasi un frullato di suoni, musiche dal vivo, ombre e voci che sottolineano il mondo pieno di storie e di emozioni che si nasconde dietro il buio. Abbondante il pubblico, entusiasti e un po' commossi i numerosi bambini ma la sorpresa è l'entusiasmo dei genitori, che forse si erano rassegnati al tradizionale spettacolo "vietato ai maggiori" e si sono invece trovati di fronte ad una fiaba ironica, profonda, piena di giochi e citazioni. La giovane attrice Cinzia Marisa, che come il protagonista ha perso la vista da bambina, mette in scena tutta la verve di Robert, dà voce alla sua forza vitale, si inerpica su e giù per i livelli della piccola scenografia. Mette a soqquadro le placide convinzioni dello spettatore, che in un primo momento è tentato dalla compassione. Ma è un sentimento "adulto" che nulla ha a che fare con la voglia di vivere del protagonista e del suo «uomo invisibile», portato in scena dalla bravissima Camilla da Vico, che si maschera anche da bisbetica madre di Robert, s

uona la fisarmonica e l'ukulele e conduce infine il giovane protagonista in una magica pedalata in tandem fra le stelle: «domani tu ritornerai a vedere come prima, e io non ci sarò più». È il lieto fine di questa fiaba ispirata a «Robert e l'uomo invisibile» di Niklas Rådström (edito in Italia da

Piemme) e sceneggiata da Giacomo Anderle, con la regia di Nicoletta Vicentini e le musiche di Camilla da Vico e Diego Carli. Organizzato con la collaborazione della sezione provinciale di Trento dell'Unione Italiana dei Ciechi e delle «Compagnie Teatrali Unite» con Finisterrae, lo spettacolo fa parte di «L'amore fa», l'iniziativa del Comune di Trento ispirata dall'omonima canzone di Ivano Fossati a cui dobbiamo almeno due versi assai adatti alla serata di venerdì: «l'amore rende ciechi... l'amore fa stravedere...».

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QUOTIDIANO L'ADIGE 07/09/2006

Oggetto: Immaginate due grandi sale, una illuminata ed una buia...

TRENTO. Immaginate due grandi sale, una illuminata ed una buia, separate da due piccole «camere oscure di compensazione», non illuminate. In questo spazio le tre porte di accesso non possono essere aperte contemporaneamente, permettendo di passare dalla luce al buio e viceversa, in modo tale che la sala buia non venga mai illuminata. Dalla sala illuminata si accede alle toilettes ed al guardaroba, ma la sala da pranzo è totalmente buia. È questo lo spazio ricavato presso il centro Beata Giovanna di via Setaioli 3A all'interno del quale si svolgeranno le tre cene al buio della Mostra provinciale dell'artigianato. Tre incontri a tavola per provare l'emozione di mangiare al buio per scoprire la forza dei sensi e le differenze nascoste del cibo, nell'intrigo di un ricco menù che esalta i sapori della cucina.

L'aperitivo verrà servito nella prima sala grande, quella illuminata, all'ora prevista (19.39), quando tutti gli ospiti saranno arrivati (salvo ritardatari!). Qui verranno date alcune indicazioni sulla serata, tutti indosseranno un ampio grembiule per evitare di imbrattarsi, ungersi, macchiarsi, bagnarsi, eccetera. Poi si formeranno i gruppi che, uno alla volta, verranno fatti entrare nelle camere di compensazione e, condotti da un cieco, entreranno nella sala da pranzo buia e verranno accompagnati al loro posto a tavola. Ogni gruppetto di persone avrà la guida e l'assistenza per tutta la cena da parte di un amico cieco, che provvederà anche, con altri ciechi, al servizio ai tavoli. Una volta a tavola il cameriere non vedente spiegherà agli ospiti cosa è stata apparecchiato e aiuterà a «prendere le misure» facendo toccare con le mani piatto, posate, bicchieri, il pane e dando alcuni consigli pratici. I commensali scopriranno così, un po' alla volta, un mondo nuovo dove per poter parlare con il vicino non si deve né alzare la mano, né tentare di richiamare l'attenzione con un generico «senti...» o con un «per favore....»: per parlare con qualcuno bisognerà chiamarlo per nome, possibilmente nella direzione giusta,

precisando anche chi sta parlando (almeno le prime volte). Ove non indispensabile, è vietato darsi del «Lei». Di solito dopo breve tempo si parla «involontariamente» più del solito, perché in assenza della vista è spontaneo cercare di compensare con il contatto verbale le minori connessioni con l'ambiente che ci circonda, avverte chi questa situazione la vive quotidianamente. Dopo il tempo necessario all'ambientamento, inizierà la cena e verranno serviti i piatti previsti a menù. L'udito ed il tatto si accentueranno, mentre la memoria si concentrerà sulle posizioni della sala, del tavolo, delle cose e delle persone. Per ogni necessità di uscire dalla sala, basterà chiamare l'amico cieco che offrirà assistenza e guiderà la persona con sicurezza alla camera di compensazione, da cui uscire alla luce dove si trovano i servizi. I tre appuntamenti (in programma giovedì 7, venerdì 8 e sabato 9 settembre) sono stati organizzati in collaborazione con l'Unione italiana ciechi onlus di Trento. Il costo di ciascuna cena è di 50 euro su prenotazione (massimo 50 posti per cena), presso Apt di Rovereto e della Vallagarina (0464.43 03 63).

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QUOTIDIANO TRENTINO 17/09/2006

Oggetto: Torball, lo sport che non ha gli occhi

Torball, lo sport che non ha gli occhi

Al palazzetto manifestazione internazionale per ciechi ed ipovedenti.

Una disciplina che vive di silenzi nella quale gli atleti impegnati si «vedono» con gli altri sensi

di Marika Caumo

BORGO VALSUGANA. Torball, sport da vedere, ma soprattutto da ascoltare.

Sport sconosciuto ai più, che una volta all'anno arriva in Valsugana col "Trofeo internazionale Apc Finstral", organizzato dall'associazione Progresso ciechi. Ieri il palazzetto di via Gozzer ha ospitato la 12ª edizione ma «gli anni scorsi si è disputato nelle palestre delle scuole, per sensibilizzare e far conoscere ai giovani questo sport», spiega Ferdinando Ceccato, presidente dell'Apc.

L'Apc è nata nel 1991, ha sede a Borgo e si occupa della produzione e vendita di libri Braille (20 mila l'anno) ed a novembre sarà a Betlemme per installare una stamperia Braille. L'unico assente ieri a Borgo era il pubblico.

Ma cos'è il torball? È lo sport di squadra più praticato dai non vedenti o ipovedenti in Italia. Persone che hanno perso la vista dalla nascita oppure a causa di malattie o incidenti.

Si gioca in tre per squadra, su un campo da gioco di 16 metri per 7 delimitato da due porte. Accanto alle porte ci sono tre tappetini, che orientano i giocatori sulla posizione in campo. Scopo del gioco è fare gol agli avversari lanciando una palla al cui interno sono presenti dei sonagli, in modo da poter essere percepita dagli atleti. La palla però deve passare sotto le tre cordicelle che si trovano a metà campo, altrimenti è fallo.

Ogni partita dura 10 minuti. Due cose sono fondamentali: il silenzio e la sintonia fra giocatori. Niente urla o incitazioni e telefonini obbligatoriamente spenti, solo qualche breve applauso, perché qui è l'ascolto che la fa da padrone. Un'atmosfera speciale, coinvolgente. Anche a Borgo. Affascina vedere come questi atleti riescono a capirsi, a sentirsi, a vedersi. Senza dirsi una parola. Si aiutano a riprendere la posizione, si consigliano, ogni tanto si arrabbiano. Perché l'agonismo c'è sempre, anche qui.

In provincia c'è solo una squadra di torball, il Trento, e, udite udite, gioca in serie A. L'allenatore, Maurizio Faver, ha appena 36 anni e da 16 insegna questo sport, nella palestra di via Olmi. Fra i suoi "allievi" c'è anche "Gigi" Toigo, che gioca in nazionale e Sandro Ceccato, unico valsuganotto, ideatore del trofeo Apc finstral.

«Il torball è un gioco che aiuta molto a livello personale. Ti permette di aprirti, di creare una sintonia con i compagni. E ti diverti», spiega Paolo Martini, campione paralimpico di golball (l'altra disciplina a squadre per non vedenti) a Barcellona nel '92.

Un grande ruolo in questo gioco va agli accompagnatori o "collaboratori tecnici", come Giuseppe Campestrini, di Borgo, o Doriano Schiesaro, di Monza.

Per quest'ultimo la passione per il torball è scoppiata 3 anni fa. «Un colpo di fulmine. Mi sono affezionato a loro e ora li seguo sempre. Hanno bisogno di noi, siamo le loro guide». Ma questo sport povero e bello ha bisogno anche dei tifosi, dei trentini. Un appello in questo senso arriva da Martino Stefani.

«Invito tutti a venire a vederci. Chi l'ha fatto si è appassionato ed è ritornato. Purtroppo non possiamo fare pubblicità perché non ci sono soldi».

Per la cronaca il trofeo di Borgo è stato vinto da Innsbruck, seguito da Apc Finstral, Trento, Bergamo, Verona e Monza. Innsbruck si è aggiudicato anche i titoli di miglior attacco e miglior difesa con 32 reti fatte e 17 subite. Coppa disciplina (minor numero di falli commessi) a Monza e Apc Finstral. Capocannonieri Toigo (Trento) e Merelli (Bergamo), con 20 goals.

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QUOTIDIANO TRENTINO 03/10/2006

Oggetto: Romanino per non vedenti

Romanino per non vedenti

Percorso speciale allestito al Buonconsiglio

TRENTO. In occasione della mostra dedicata a Romanino i servizi educativi del Museo, in collaborazione con la sezione trentina dell'Unione italiana ciechi, hanno coinvolto un gruppo di non vedenti in un percorso all'interno della mostra. Il progetto è partito con una prima ricerca relativa alle esigenze e alle aspettative che le persone non vedenti o ipovedenti nutrono nei confronti del museo, realizzata attraverso un questionario sottoposto a

41 utenti. È emerso che i non vedenti gradirebbero dal museo la realizzazione di un percorso di visita condotto da un esperto con la possibilità di toccare gli oggetti o le loro riproduzioni, come per esempio un modellino architettonico che riproduca la struttura da visitare. Questa prima rilevazione ha consentito la progettazione di un percorso, a cura di Francesca Rinaldi e con il coordinamento di Francesca Jurman, strutturato in tre momenti: il primo, volto a contestualizzare e presentare la mostra, consiste nell'analisi architettonica del rinascimentale Magno Palazzo con il supporto di un modellino in scala a rilievo della facciata; nel secondo la visita in alcune sale della mostra con la descrizione dei quadri più rappresentativi, e nel terzo la guida agli affreschi di Romanino in Loggia con l'ascolto di musica rinascimentale, l'utilizzo di disegni in rilievo e l'esplorazione dello spazio con l'ausilio di un modellino del prospetto. Il primo appuntamento è stato molto apprezzato: nelle prossime settimane tali percorsi proseguiranno venerdì e domenica mattina. Per le prenotazioni telefonare al Castello del Buonconsiglio allo 0461/23 37 70.

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